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Qualità dell’aria · Taranto

Il lavoro con PeaceLink sui dati ambientali di Taranto

Dalle prime verifiche sui dati pubblici ai report automatici, agli avvisi sul benzene e alle analisi portate nelle sedi istituzionali.

Grafico delle misurazioni orarie di benzene superiori a 27 microgrammi per metro cubo in via Machiavelli dal 2013 al 2023
La fotografia del dataset usato nel febbraio 2024: 32 misurazioni sopra il riferimento nel 2023, contro 31 nei dieci anni precedenti. Fonte: documentazione presentata da PeaceLink al Senato.

Il lavoro con PeaceLink è nato da una necessità molto concreta: rendere consultabili dati ambientali che, per un cittadino, erano difficili da trovare, scaricare e confrontare. Nel 2019 avevo cominciato a usare i dati pubblicati da ARPA Puglia per capire meglio la qualità dell’aria di Taranto, la città dove sono cresciuto. Vivevo già a Londra e lavoravo ogni giorno su Omniscope, quindi avevo a disposizione sia gli strumenti sia l’esperienza per preparare quei dati e renderli esplorabili.

PeaceLink lavorava sugli stessi temi da molto prima di me, con una conoscenza del territorio, delle persone e delle istituzioni che nessun dataset può sostituire. Il confronto operativo si è sviluppato soprattutto con Alessandro Marescotti. Non c’erano un piano, un incarico o un progetto finanziato. I primi contatti risalgono al 2019; dal 2021 il rapporto è diventato molto più operativo e continuativo.

Non ho mai rappresentato formalmente PeaceLink. Il mio contributo è rimasto quello che conosco meglio: controllare i dati, costruire analisi e visualizzazioni, automatizzare i passaggi ripetitivi e aiutare a distinguere ciò che i numeri mostrano da ciò che richiede ancora una verifica. PeaceLink ha collegato questo lavoro alla propria attività civica, educativa, giornalistica e istituzionale.

Dati pubblici, ma ancora difficili da usare

All’inizio il problema era abbastanza semplice da descrivere. Le misurazioni esistevano ed erano pubbliche, ma per confrontare anni, centraline e inquinanti bisognava trovare i file corretti, comprenderne la struttura, unirli e ricostruire ogni volta grafici e statistiche.

Con Omniscope preparai un report pubblico che consentiva di esplorare le serie storiche, confrontare le stazioni e arrivare fino alle righe da cui partivano i grafici. Nel febbraio 2019 PeaceLink raccontò l’esperienza di quattro studenti che usarono il report durante un’attività didattica. Il titolo scelto fu “Democratizzazione dei dati ambientali”, un titolo che descrive bene il progetto: accorciare la distanza fra un dato formalmente pubblico e una persona che vuole davvero capirlo.

Dal 2021 cominciai a seguire più sistematicamente le centraline di Taranto. Controllavo episodi anomali di biossido di zolfo, biossido di azoto, PM10, PM2,5 e benzene; ricostruivo serie storiche; verificavo percentuali e nomi delle stazioni; confrontavo Tamburi, via Machiavelli, Meteo Parchi e Talsano. Alcune elaborazioni finirono in comunicati, lettere e materiali preparati da PeaceLink per interlocutori pubblici.

Come abbiamo lavorato

Il modo di lavorare si è formato quasi da solo. Un valore insolito attirava l’attenzione; controllavo unità, periodo, centralina, completezza e significato della misura; preparavo un grafico o un report; PeaceLink decideva come comunicarlo e a chi chiedere chiarimenti. Quando arrivavano nuovi dati o una spiegazione migliore, l’analisi veniva aggiornata.

Nel marzo 2022, per esempio, interpretai inizialmente un valore molto alto di SO2 in via Machiavelli come un superamento normativo. Un controllo più accurato mostrò che il dato pubblicato era un massimo orario e che, per stabilire il superamento previsto dalla norma, servivano informazioni sulla durata dell’episodio. Corressi pubblicamente la prima lettura, lasciando comunque aperta la segnalazione dell’anomalia.

È un episodio che vale più di una dichiarazione di principio. In questo lavoro la velocità serve, soprattutto quando un fenomeno sta avvenendo, ma non autorizza a forzare il dato. Una correzione chiara rafforza il lavoro; far finta che la prima interpretazione fosse perfetta lo indebolirebbe.

Lo stesso limite si applica alle competenze. Ho contribuito alla lettura di serie ambientali, modelli, grafici e documenti tecnici, ma le valutazioni sanitarie, epidemiologiche, giuridiche e istituzionali spettano a chi ha quelle responsabilità e qualifiche.

Il passaggio ai dati orari e agli avvisi automatici

Il cambiamento più importante arrivò nel luglio 2022. Dopo diversi tentativi individuai un servizio del portale ISPRA dal quale era possibile estrarre i dati orari del benzene misurato dalla centralina di via Machiavelli. Li portai in Omniscope e costruii un flusso che aggiornava automaticamente il report, controllava i valori e preparava grafici e avvisi.

Fino a quel momento gran parte del lavoro partiva da file giornalieri o da controlli manuali. Con il nuovo sistema diventava possibile vedere un episodio mentre era ancora recente, conservarlo nella serie storica e aprire subito il report per verificarne orario, intensità e contesto.

Pochi giorni dopo l’attivazione arrivò il primo grande allarme. Il dato era ancora quasi in tempo reale e poteva non essere validato, quindi lo indicai chiaramente. PeaceLink trasmise la segnalazione ad ARPA Puglia e la comunicò pubblicamente; le verifiche successive confermarono che si era trattato di un episodio anomalo.

Da allora il report è stato modificato molte volte. Ho aggiunto controlli sui dati mancanti, confronti fra centraline, medie mobili, immagini automatiche e segnalazioni basate su riferimenti dichiarati. Il valore di 27 µg/m³ usato per alcune analisi orarie viene dal livello di esposizione acuta di un’ora dell’OEHHA della California. Non è un limite legale italiano o europeo e non può essere presentato come tale.

I report Aria Taranto e Benzene permettono ancora oggi di passare dall’avviso all’analisi che lo ha generato.

Report Omniscope del 15 gennaio 2023 con le medie orarie del benzene nelle centraline Adige, CISI e via Machiavelli e la loro posizione sulla mappa di Taranto
Il monitoraggio del 15 gennaio 2023 confrontava le medie orarie del benzene in tre centraline e manteneva visibile il contesto geografico. Apri il post originale su X ↗

Nel febbraio 2023 Alessandro raccontò questo modo di lavorare a modo suo, con parecchia ironia, in “Antonio e i picchi del benzene”. Io da Londra gli mandavo grafici e avvisi; lui li seguiva da Taranto, fra la scuola, la spesa e il telefono che continuava a notificare. Nell’articolo mi promuove scherzosamente a suo «guru digitale». Fa sorridere, ma racconta bene quanto il lavoro fosse ormai entrato nella quotidianità: dietro ogni segnalazione c’erano dati da controllare, un report da aprire e una richiesta di verifica da far arrivare a chi di competenza.

Nella notte fra il 31 luglio e il 1° agosto 2023 la centralina ARPA di via Machiavelli registrò una media oraria di 85 µg/m³, il valore più alto osservato fino ad allora a Taranto. PeaceLink documentò il picco e le verifiche successive, precisando anche che quell’episodio non era stato intercettato in tempo reale da Omniscope per ragioni tecniche. La misurazione fu recuperata e documentata successivamente dai dati ufficiali. Anche questo fa parte della storia: il monitoraggio automatico dipende dalla continuità dell’intera catena tecnica e le eventuali lacune devono rimanere visibili.

Un sistema automatico può individuare una condizione e produrre un’immagine. Da solo, però, non conosce il territorio, non parla con chi vive ai Tamburi e non porta una domanda davanti a un ente o a una redazione.

PeaceLink ha usato le analisi per informare i cittadini, chiedere verifiche, preparare comunicati e fornire materiale a giornalisti e gruppi di lavoro. Nel 2023 e nel 2024 diverse segnalazioni sul benzene sono state riprese anche dal TGR Puglia e da altre testate. Prima di alcuni interventi preparavo grafici aggiornati, controllavo l’orario dei picchi, la direzione del vento, le lacune nei dati e l’eventuale presenza dello stesso fenomeno in più centraline.

Grafico Omniscope delle medie orarie e della media mobile su otto ore del benzene in via Machiavelli dal 23 al 29 aprile 2024, con i riferimenti dichiarati nel report
Una settimana di monitoraggio in via Machiavelli, dal 23 al 29 aprile 2024: il report affiancava alle medie orarie la media mobile su otto ore e i riferimenti usati per interpretarle. Apri il post originale su X ↗

Nel suo racconto del progetto come esperienza di citizen science, Alessandro Marescotti descrive il vantaggio pratico della dashboard: i cittadini possono confrontare le informazioni senza dover scaricare ogni volta i file e ricostruire l’analisi in un foglio di calcolo. È la divisione del lavoro che ha reso utile il progetto. Io potevo concentrarmi sulla preparazione e sulla qualità del dato; PeaceLink poteva usarlo nel proprio lavoro sul territorio.

Dai singoli episodi alle serie storiche

All’inizio del 2024 il lavoro si allargò ai confronti su periodi più lunghi. L’8 gennaio PeaceLink pubblicò un confronto fra il 2021, il 2022 e il 2023 basato sui dati ARPA disponibili per via Orsini ed elaborati con Omniscope. Nel 2023 il benzene risultava in aumento del 14,93% rispetto al 2022 e il PM10 del 22,09%; anche il 2022 era stato superiore al 2021 per entrambe le misure.

Poche settimane dopo estesi l’analisi del benzene all’intero periodo 2016–2023, sempre per la centralina di via Orsini. La retta di tendenza elaborata con Omniscope indicava un andamento crescente della serie. L’analisi fu ripresa da Repubblica Bari e pubblicata da PeaceLink in “Otto anni di benzene in aumento a Taranto nel quartiere Tamburi”, che mi attribuisce esplicitamente l’elaborazione e il grafico.

La retta descriveva la tendenza complessiva di quella serie: non significa che ogni anno fosse necessariamente peggiore del precedente e, da sola, non identifica la causa. Le valutazioni sullo stabilimento e sulle politiche industriali appartenevano a PeaceLink e agli autori degli articoli; il mio contributo riguardava i dati e l’analisi.

Oltre 80.000 misurazioni per il Senato

Pochi giorni dopo, per l’audizione di PeaceLink al Senato del 6 febbraio 2024, esaminai oltre 80.000 misurazioni orarie del benzene registrate in via Machiavelli fra il 2013 e il 2023.

Nel dataset disponibile al momento dell’analisi risultavano 63 misurazioni orarie superiori al riferimento di 27 µg/m³: 32 nel solo 2023 e 31 nei dieci anni precedenti messi insieme. Il risultato indicava una discontinuità che meritava attenzione, senza stabilirne automaticamente la causa.

Alessandro Marescotti presentò l’analisi durante l’audizione al Senato. Le slide ufficiali ringraziano esplicitamente il mio contributo per l’analisi dei dati e la loro elaborazione con Omniscope. PeaceLink pubblicò anche un resoconto con il metodo e i conteggi.

L’analisi si basava sui dati che ARPA aveva reso pubblicamente disponibili in quel momento. La serie oraria aveva delle lacune, quindi il conteggio rifletteva necessariamente quel dataset. Il rapporto finale ARPA per il 2023 fu pubblicato in seguito, su una serie più completa, e riportò un numero diverso. Non era un errore di Omniscope: erano due conteggi fatti in momenti diversi, su dati disponibili diversi.

Ho documentato separatamente come è cambiata la serie disponibile nel tempo. È una distinzione importante, soprattutto quando si lavora per rendere accessibili dati ambientali che arrivano con ritardi, lacune e aggiornamenti. Il nostro compito era osservare e rendere comprensibile ciò che emergeva, senza forzare conclusioni né creare allarmismo. La verifica e le decisioni spettano alle istituzioni responsabili.

Vento, confronti e dati mancanti

Nel 2024 ho iniziato a incrociare in modo più sistematico i valori orari del benzene in via Machiavelli con la direzione del vento disponibile dalla centralina di San Vito. I picchi apparivano associati con maggiore frequenza ai venti provenienti da nord-ovest, dalla direzione dell’area industriale rispetto ai Tamburi.

Questa associazione è utile per formulare domande e scegliere quali episodi approfondire. Per attribuire correttamente una quota di benzene a una sorgente servono però dati meteorologici più completi, misure interne ed esterne all’area industriale, informazioni sulle attività produttive, confronti con altre stazioni e modelli verificati sulle osservazioni reali.

Anche l’assenza di dati è rimasta un problema concreto. I servizi pubblici utilizzati per il monitoraggio si sono interrotti più volte e alcune ore non erano recuperabili in seguito. Una lacuna non spiega da sola perché il dato manchi, ma riduce quello che possiamo ricostruire. Per questo ho cercato di conservare le serie, mostrare le interruzioni e rendere esportabili le osservazioni disponibili.

Il lavoro è continuato nel 2025 con nuovi confronti fra benzene, PM10, produzione e vento, e con il supporto tecnico ad approfondimenti di PeaceLink sull’AIA e sui possibili scenari per lo stabilimento. In quella sede ho messo a disposizione dati, report e domande; le posizioni civiche, scientifiche e giuridiche restano responsabilità di PeaceLink e degli specialisti coinvolti.

Report Omniscope sul numero e sul valore medio dei picchi giornalieri di benzene in quattro centraline di Taranto dal 2023 al 2025
Nel periodo 2023–2025 il report mostrava meno picchi giornalieri e valori medi in calo, in particolare ai Tamburi. Qui il picco è una media giornaliera sopra 5 µg/m³: una misura diversa dagli episodi orari sopra 27 µg/m³. Il 2025 era ancora incompleto quando pubblicai l'analisi. Il confronto non è sovrapponibile alla serie 2016–2023 di via Orsini: cambiano il periodo, il numero di centraline e l'indicatore utilizzato.

Competenze tecniche e conoscenza del territorio

Negli anni ho messo a disposizione controlli su medie e serie storiche, workflow di preparazione, report interattivi, automazioni, grafici per comunicati e interviste, dati esportabili e supporto nella lettura dei risultati. PeaceLink ha portato la conoscenza del territorio, la storia della mobilitazione ambientale e i rapporti costruiti con cittadini, medici, giornalisti, associazioni e istituzioni.

Il rapporto ha funzionato perché ciascuno ha mantenuto il proprio ruolo. I numeri dispersi sono diventati informazioni interrogabili; quelle informazioni sono diventate domande pubbliche, richieste di chiarimento e materiale che altre persone potevano esaminare.

Con il tempo si è formata una piccola infrastruttura civica dei dati: imperfetta, dipendente dalla disponibilità delle fonti pubbliche, ma capace di conservare serie storiche, individuare episodi insoliti e lasciare visibile l’evidenza dietro una segnalazione.

Gran parte di questo lavoro è stata fatta a distanza, nel tempo libero e senza una struttura formale. Questa pagina racconta soltanto attività e risultati che possono essere resi pubblici; conversazioni private, documenti riservati e persone non già coinvolte pubblicamente restano fuori.

Perché continuo a farlo

Taranto è la mia città e Omniscope è il prodotto che contribuisco a costruire ogni giorno con il team Visokio. Poter usare il lavoro di tanti anni per essere utile alle persone del posto da cui vengo è una delle ragioni per cui questo progetto continua.

Un report non risolve l’inquinamento e non sostituisce il monitoraggio istituzionale. Può rendere i dati più facili da vedere, controllare e discutere; può far emergere prima una domanda e conservarne le basi quando la discussione si sposta sui giornali o nelle istituzioni.

I dati ambientali riguardano direttamente la vita delle persone. Dovrebbero essere completi, comprensibili, tempestivi e realmente accessibili. È da questa esigenza che è nato il mio supporto a PeaceLink, ed è la ragione per cui continua.